01 Ottobre 2026
L’accesso ai mercati internazionali rappresenta un’importante leva di crescita per le imprese, ma richiede condizioni operative e istituzionali che non sono sempre disponibili. In molti Paesi dell’Africa subsahariana, le aziende affrontano difficoltà nell’accesso ai servizi finanziari, nei pagamenti e nell’interazione con sistemi regolatori spesso frammentati. In questo scenario, le infrastrutture digitali possono diventare uno strumento concreto per sostenere l’attività imprenditoriale e l’apertura verso nuovi mercati.
Realizzato da Stefano Elia, Associate Professor della POLIMI School of Management, e Filip De Beule della KU Leuven, lo studio analizza i dati di imprese attive in sedici Paesi dell’Africa subsahariana. L’obiettivo è comprendere se, e in quali condizioni, l’adozione del mobile money possa aiutare le imprese a superare i limiti dei sistemi finanziari e regolatori tradizionali, rafforzando la loro capacità di operare oltre i confini nazionali.
La ricerca mostra che il mobile money può offrire alle imprese un’alternativa ai servizi finanziari tradizionali, facilitando pagamenti, relazioni commerciali e accesso ai mercati esteri. I suoi effetti positivi sull’export, tuttavia, tendono a ridursi quando gli ostacoli istituzionali diventano più gravi: le infrastrutture digitali sono un fattore abilitante, ma non possono sostituire istituzioni solide ed efficaci.
Le soluzioni finanziarie digitali possono quindi sostenere l’internazionalizzazione delle imprese nel breve periodo, ma richiedono comunque politiche di lungo periodo capaci di rafforzare il contesto regolatorio, l’accesso al credito e l’affidabilità delle istituzioni
Il premio ottenuto a Nairobi valorizza il contributo della POLIMI School of Management alla ricerca internazionale sui temi dell’innovazione digitale, dell’internazionalizzazione e dello sviluppo, offrendo nuove evidenze su un’area geografica ancora poco esplorata nella letteratura sul business internazionale.