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1 settembre 2021 Condividi

#MIPexperience EMBA Part Time

Perchè l’EMBA è stato per me un life-changer

Qual è il nostro modo di ragionare.

Che cosa ci sta più a cuore come individui.

Per cosa ci alziamo la mattina.

In base a quali criteri prendiamo le nostre decisioni.

Cosa dà efficacia nella mia relazione con gli altri.

Cosa significa successo per il team.

Cosa significa cambiamento in un’azienda.

E soprattutto, sono in cammino o sto aspettando…

Ecco. Iscriversi e frequentare l’EMBA Part Time mi ha dato modo di farmi queste domande, e di lavorarci sopra. E di trovare metodi per provare a rispondere a queste domande, ogni giorno, in ogni contesto, dentro e fuori dalla vita professionale.

Già per questo la mia esperienza al MIP è stata indimenticabile.

Mi sono iscritto per accelerare la mia carriera e migliorarne la prospettiva, e ne esco avendo capito che la carriera è l’ultima cosa a cui pensare se si vuole crescere.

Includo nel concetto di crescita tutto ciò che riguarda lo sviluppo umano e professionale di una persona, l’allargamento della propria coscienza.

Qui, dentro e fuori dalle aule del MIP, fisiche e digitali, dalle lezioni e dai confronti con i docenti, con i compagni, con i testi e tutto ciò che ne è nato, a livello di network di connessioni e relazioni, qui ho trovato maestri, qui si può crescere come persona.

L’importanza dell’investimento, almeno personalmente, mi ha messo nella posizione per voler scattare. I contenuti e le relazioni in quella di poterlo fare.

Solo le due cose insieme sono garanzia di impatto solido e di lungo periodo.

Io non ero un ingegnere, non lo sono e non lo sarò. Anche se ho imparato molto da diversi ingegneri, e ho grandi amicizie con ingegneri oggi.

Mi ero iscritto per cercare un posto sicuro in una grande azienda, e esco sicuro di avere un posto nel mondo, del mio posto nel mondo.

Con un team di compagni ho co-fondato una startup, che ha già vinto un bando da 50mila euro a fondo perduto, e un programma di incubazione per 6 mesi. Si chiama Bridged e ha l’obiettivo di facilitare il matching tra organizzazioni del terzo settore e imprese per realizzare progetti a impatto sociale e ambientale.

Con un secondo team ho seguito la joint venture di due grandi aziende nel settore della formazione e del lavoro, applicando il metodo scientifico sperimentale appreso al MiP, e giungendo a definire il business plan e il piano strategico, operativo e tecnologico, del progetto. Concludendo con un workshop con le 2 aziende con il dean Federico Frattini e Mariano Corso, professore di Change e Knowledge Management.

E con un terzo team ho validato un nuovo modello di business per una piattaforma che aggrega i servizi di cura alla famiglia e alla casa.

Ci sono state aperte le porte del Polihub, l’incubatore del Politecnico, e al momento opportuno affronteremo la fase di finanziamento e allargamento della compagine societaria per fare lo sprint necessario al go to market.

Sono tre progetti reali, nati e validati al MIP.

Come docente di comunicazione pubblica e trasformazione digitale ho allargato la mia visione, che era soprattutto filosofica, sociologica, psicologica, e di scienze dei media e della comunicazione, fino a comprendere l’impatto organizzativo della trasformazione digitale della comunicazione.

Oggi so di poter offrire la mia consulenza tenendo presente l’interezza del sistema organizzativo, che ha sempre nella comunicazione il suo meccanismo relazionale, tra colleghi, partner, supplier e stakeholder.

Sono qui oggi a condividere la mia esperienza e lo faccio molto volentieri, per voi e per me. Perché ho capito che non c’è differenza tra noi.

Siamo in un’unica ecologia, squilibrata dalla nostra specie. Sta a noi fare quanto possiamo per riequilibrarla, grazie al nostro modo di pensare, di decidere e di fare, che insieme è quello che diventiamo, come individui e società.

 

L’Autore
Michele Bergonzi

Alumnus dell’EMBA Part Time del MIP. Appassionato di filosofia della scienza e di approccio sistemico.

Imprenditore sociale. Insegna comunicazione pubblica e trasformazione digitale. Papà di Bruno e Tullio. Gli piace alternare la vita nella giungla urbana con quella sulle montagne, dove coltiva una vigna.

E’ membro dell’Advisory board dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano.


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