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3 dicembre 2018 Share

STORIE DI SUCCESSO

Simone Di Somma

Source: http://www.spiritoleader.it/intervista-a-simone-di-somma-founder-e-managing-director-di-innaas/ | Author: Benedetto Buono, Alumnus MBA

Oggi parliamo con Simone Di Somma, laurea in Ingegneria Gestionale, esperienze lavorative in Hewlett-Packard e Philip Morris International, attività svolte principalmente in giro per il mondo tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti.

A dicembre del 2013 ha fondato, assieme ad altri 3 soci INNAAS, la prima azienda Italiana specializzata nello sviluppo di piattaforme Data-Driven con l’obiettivo di trasformare i dati in un beneficio tangibile per il business: abilitazione di nuovi revenue stream, creazione di servizi innovativi e ottimizzazione dei processi.

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro e quali sono le sfide maggiori che devi affrontare ogni giorno?

Come Managing Director di una startup ho principalmente due compiti: il primo è gestire al meglio le risorse (umane e finanziarie) per far sviluppare l’azienda nel tempo, il secondo è validare continuamente il business model dell’iniziativa.

Per quanto riguarda la prima attività, la gestione, devo fare una premessa importante: il modo in cui facciamo startup in INNAAS è differente da quello classico in stile Silicon Valley. Per noi il burn-rate non sostenibile è un vero e proprio taboo.

INNAAS ha voluto confrontarsi con il mercato fin dal giorno zero. Tutto quello che sviluppiamo, ogni nostro servizio o prodotto, deve avere un’applicazione commerciale immediata. Questo approccio è ancora più sfidante per un’azienda che si confronta quotidianamente con la tematica dell’innovazione contro i giganti mondiali del software.

La seconda attività è la ricerca di un business model in grado di conciliare financial governace ed una ricerca spinta di innovazione. Questo mix quasi ossimorico non è un qualcosa di facilmente reperibile sui testi accademici o all’interno di qualche blog post dei guru californiani. E’ un’attività che richiede energia e lucidità. Si tratta del mio passatempo principale.

Qual è stato il momento professionale più bello e quello più difficile che hai vissuto?

Il momento più bello è stato la prima vendita di un prodotto INNAAS. Sette mesi dalla costituzione dell’azienda. I nostri prodotti sono piattaforme software che utilizzano i dati per creare informazioni di valore con un impatto concreto sul business. Si tratta di prodotti caratterizzati da un sales cycle abbastanza lungo.

Convincere un primo cliente del calibro di TIM è stata la prova concreta che le nostre intuizioni erano giuste ed il business sostenibile. Il momento più difficile è stato a fine 2014 quando due persone chiave del team tecnologico di INNAAS hanno deciso di abbandonare il progetto per dedicarsi ad una loro iniziativa personale.

La defezione avveniva in uno dei momenti più cruciali della storia aziendale: un nostro prodotto, sviluppato per un caso di utilizzo specifico, sarebbe dovuto essere esteso con diverse applicazioni di utilizzo che avevamo concordato con un nuovo cliente. La scadenza concordata di questa consegna era a strettissimo giro.

La ricetta per sfuggire a quel momento buio è stata la concentrazione. Ho chiesto massima concentrazione a tutto il team e l’ho ottenuta. Abbiamo consegnato in tempo il deliverable con buona soddisfazione del cliente.

Cosa significa per te il termine “leadership” e come cerchi di portarla quotidianamente all’interno del tuo ambiente lavorativo?

Per comprendere la parola Leadership è necessario partire dalla parola “Consapevolezza”. La consapevolezza delle proprie capacità, delle proprie forze, delle proprie debolezze, del mercato, dei clienti, dei partner, del proprio portfolio prodotti, delle proprie emozioni. Consapevolezza significa avere la base cognitiva giusta per prendere le giuste decisioni.

Tramite la consapevolezza ognuno all’interno del team può lavorare affinché le cose possano progredire: le capacità professionali svilupparsi, le opportunità commerciali concretizzarsi, i prodotti progredire così come i processi aziendali e le relazioni tra i colleghi.

La leadership è la capacità di agire in modo consapevole. Individualmente e collettivamente. Il mio personale apporto alla leadership nell’ambiente lavorativo avviene tramite l’esempio ed il racconto.

Dare l’esempio in prima persona e raccontare le buone pratiche, ciò che ha funzionato e cosa è migliorabile sono elementi propedeutici alla creazione di uno stato di consapevolezza nel team. Ispirare è infine la scintilla.

Cosa significa per te il termine “innovazione” e come cerchi di portarla quotidianamente all’interno del tuo ambiente lavorativo?

Innovazione non è tecnologia, non è un invenzione tecnologica, né tantomeno scoperta. Innovare è capire quando il mercato è pronto per qualcosa e evangelizzare quella cosa nel modo giusto. Uno dei libri che più maggiormente ha trasformato la mia percezione all’innovazione è stato The Innovator’s Dilemma.

Non basta gestire in modo perfetto la propria azienda per avere successo. Anzi, un’efficienza troppo spinta potrebbe portare al fallimento. Tempismo e capacità di prevedere le trasformazioni della società e del mercato fanno la differenza.

All’interno dell’ambiente lavorativo il mio apporto all’innovazione è quello di rimettere sempre in discussione tutto in un’ottica di miglioramento continuo. Tutto è in continua trasformazione. Il mercato, i trend, le abitudini delle persone, i gusti, i pattern di utilizzo, i processi comportamentali.

Leggere, informarsi ed osservare aiutano molto nella sfida dell’innovazione.

La tua citazione preferita?

La mia citazione preferita è senza dubbio “Senza dati, sei solo un’altra persona con un’opinione” di William Edwards Deming.

Grazie mille Simone per il per il tempo dedicatoci e per l’interessante conversazione.


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