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20 maggio 2020 Condividi

Intelligenza Artificiale Project Management

Gestione dei dati e delle risorse umane: le nuove frontiere del project management

Mauro Mancini, direttore del Percorso executive in Project Management FLEX, ci illustra i motivi per cui la gestione di progetto abbia assunto un ruolo sempre più rilevante nelle nostre aziende e quali siano le competenze richieste dal contesto in cui viviamo.

Saper analizzare moli crescenti di dati, valorizzare le risorse umane, familiarizzare con l’utilizzo di intelligenza artificiale. Sono solo alcune delle qualità che devono contraddistinguere un project manager, figura sempre più centrale per aziende e organizzazioni. «È un’evoluzione causata principalmente dalla digital transformation e da uno scenario globale il cui sviluppo è sempre più rapido e imprevedibile», spiega il professor Mauro Mancini, direttore del Percorso executive in Project Management FLEX presso il MIP Politecnico di Milano. «A livello internazionale è in atto un fenomeno che la comunità scientifica chiama projectification. In altri termini, anche le attività ordinarie e di processo devono essere sempre più gestite con gli strumenti tipici della gestione di progetto».

Competenze hard, soft, di contesto

Ad accomunare gli approcci del project management è l’idea di unicità: «Unicità del prodotto finale, del capitale umano disponibile, del contesto sociale, della contingenza temporale e del partenariato coinvolto nel progetto stesso», chiarisce Mancini. Ma per valorizzare questi elementi, il project manager deve disporre di un ampio ventaglio di competenze: «Innanzitutto di ordine tecnico, le cosiddette hard skill: mi riferisco alla conoscenza di metodi, tecniche ed approcci studiati per contesti a rapida evoluzione come Evms, Scrum, Real Option, Data visualization. Per quanto riguarda le soft skill, fondamentali la leadership e le capacità di delega, mentoring, training, team building e di team working». Ma c’è un terzo ordine di competenze da non sottovalutare, che Mancini definisce “di contesto”: «Un bravo project manager deve comprendere in tempo reale gli elementi principali di un contesto organizzativo, sociale e culturale, perché non solo gli elementi strutturali ma soprattutto quelli contingenti risultano determinanti per il successo di un’iniziativa. Su questi, se necessario, bisogna essere in grado di rimodulare la natura stessa del progetto, adattandolo con tempestività e lungimiranza secondo approcci che molti chiamano di agile business. L’equilibrio di questi tre set di competenze rendono un project manager pronto ad affrontare le sfide del futuro».

Dati e persone: elementi chiave

Se andiamo a esaminare l’evoluzione del project management negli ultimi anni, i fattori che ridefiniscono i confini della disciplina sono essenzialmente due: da una parte l’importanza della gestione delle informazioni, dall’altra delle risorse umane. «Viviamo in un’era in cui abbiamo a disposizione una mole crescente di dati. Il project manager deve essere in grado di assumere decisioni non solo sulla base delle informazioni disponibili, ma anche sulla chiara coscienza di quelle mancanti. Ad aiutarlo in questo processo di scrematura e schematizzazione dei dati oggi ha a disposizioni molti strumenti sviluppatisi grazie all’evoluzione dell’intelligenza artificiale, che permette la rapida implementazione di regole di autoapprendimento. Ma in un contesto dove intervengono normalmente piccoli o grandi imprevisti, il project manager dovrà sempre più far valere le proprie capacità personali e la propria esperienza», illustra Mancini. «La decisione finale sia difronte alla propria struttura che difronte al cliente (che a volte coincidono) spetta al project manager, e questo vale anche nella gestione del team. Tra i suoi obiettivi primari deve esserci la la valorizzazione dei collaboratori ed il loro pieno coinvolgimento, in grado di moltiplicare le capacità di azione del gruppo di lavoro. Suo rimane il compito di guidare questa partecipazione e orientarla proteggendola dalle pressioni degli stakeholder coinvolti nel progetto».

La didattica digitale espande il networking

Il Percorso executive in Project Management FLEX del MIP affronta questi e altri temi, puntando a formare una figura professionale completa e, soprattutto, aggiornata: «Il percorso ha un formato completamente digitale, che favorisce la partecipazione di manager e professionisti provenienti da un contesto geografico molto allargato. Questo fattore espande le possibilità di networking tra i partecipanti. La didattica», spiega Mancini, «seguirà due binari: sincrono e asincrono. La formazione asincrona permette di acquisire le competenze in autonomia, per poi affinarle e metterle a punto in modalità sincrona, vale a dire interagendo direttamente con i docenti. Il nostro obiettivo non è solo fornire strumenti utili fin da subito, ma anche condividere con i i partecipanti quelle skill necessarie per l’autoapprendimento e la formazione continua, cruciali per affrontare i cambiamenti che caratterizzeranno i decenni a venire».


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