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18 marzo 2019 Condividi

innovation supply chain & operations

Amazon Innovation Award: a Milano la vittoria va agli studenti della School of Management

 

Robot che comunicano tra loro come se fossero un corpo solo per rendere più sicuro lo spostamento e il sollevamento di carichi pesanti tra gli scaffali e in magazzino: è il progetto che ha vinto l’Amazon Innovation Award nella sfida di Milano che ha visto protagonisti gli studenti di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano.

Giulia Merati, Giorgio Manenti, Sofia Lamperti e Filippo Pennati Belluschi hanno vinto la tappa milanese della competizione lanciata da Amazon per stimolare gli studenti universitari a formulare progetti innovativi mirati a ottimizzare la consegna dei prodotti acquistati online.
Giunta alla sua terza edizione, ha coinvolto il Politecnico di Milano, il primo ateneo a dar vita al contest tre anni fa, il Politecnico di Torino e l’Università di Roma Tor Vergata.

Complessivamente sono 200 gli studenti del Politecnico di Milano che hanno partecipato alla sfida, divisi in gruppi di 4-5 persone, e 43 i progetti presentati.

Incuriositi dal progetto abbiamo chiesto ai nostri studenti di raccontare la loro esperienza.

Come mai avete deciso di partecipare all’Amazon Innovation Award?

Il corso di Logistics tenuto dal Professor Perego e il Professor Mangiaracina al Politecnico di Milano ci ha dato l’opportunità di partecipare all’Amazon Innovation Award. La motivazione principale è stata la nostra volontà di metterci in gioco: siamo infatti un gruppo molto affiatato e amante delle sfide, ed è bastato un piccolo confronto iniziale per dare subito inizio ai lavori. Inoltre, essendo comunque studenti impegnati con molti altri corsi, siamo stati incoraggiati anche dalla possibilità di alzare il voto finale di qualche punto, così come dall’occasione di mettere in pratica quanto studiato sui libri.

Uniti da tutto ciò, abbiamo dunque deciso di partecipare insieme come team e sfruttare le conoscenze dei nostri diversi percorsi universitari, così da beneficiare di molteplici punti di vista.

Inizialmente le idee sono state molte, ma abbiamo deciso di sviluppare quella che ci sembrava essere la più fattibile sia in termini di costo che di tempi di implementazione, risultando infine anche la soluzione vincente.

Di preciso, in che cosa consiste il vostro progetto?

Il progetto si basa sulla realizzazione di un sistema di robotica distribuita applicato ai robot Kiva, già presenti nei fulfillment center di Amazon per il trasporto di scaffali.

Dato l’obiettivo di migliorare le attività più gravose e rischiose attualmente svolte dagli operatori, il progetto si focalizza sui flussi in entrata quindi le attività di scarico merci e stoccaggio, ma anche sulla fase di picking, ovvero di preparazione dell’ordine del cliente.
Il concetto di robotica distribuita rende possibile la comunicazione e lo scambio di informazioni tra robot che collaborano permettendo di trasportare anche pesanti unità di carico in maniera autonoma ed intelligente. Da un punto di vista tecnologico, ciò richiede l’installazione di microcontrollori che connettono via Wi-Fi i robot a una piattaforma centrale per la gestione dei flussi.
Tuttavia, l’estensione nell’uso dei Kiva richiede una riprogettazione in termini di layout del centro distributivo. Infatti, il secondo tipo di intervento consiste in un sistema parts-to-picker per la preparazione dell’ordine. Si tratta di un sistema in cui, durante l’attività di picking, sono i prodotti a muoversi verso l’operatore e non viceversa come avviene nella logistica tradizionale.

La movimentazione delle merci viene automatizzata, mentre l’operatore, incaricato di preparare il collo in uscita, lavora in un’area predisposta senza la necessità di effettuare spostamenti. In questo modo è possibile ridurre il numero di incidenti relativi alla movimentazione di transpallet e carrelli elevatori all’interno del magazzino.

Un’idea interessante! Secondo voi, cosa l’ha resa vincente?

La nostra soluzione applica tecnologie già esistenti combinandole in maniera innovativa. Partendo da una tecnologia già in possesso della stessa Amazon, ovvero i robot Kiva, abbiamo applicato una disciplina oggetto di grande interesse per la comunità tech ovvero la robotica distribuita. Le caratteristiche vincenti della nostra soluzione sono che richiede cambiamenti minimi nella struttura dei Kiva stessi e nel meccanismo di comunicazione dei Kiva, il quale avverrebbe sempre via WiFi basandosi sull’infrastruttura esistente.
Questa possibilità di cambiamento non invasiva unita ad un costo di investimento estremamente basso, meno di 20$ a Kiva rende possibile l’applicazione immediata della soluzione, su grossa scala e a costi contenuti.

Combinando basso costo e facile implementazione, con i numerosi benefici in termini di sicurezza, efficienza e riduzione dei costi operativi dei FC Amazon ha reso la nostra soluzione vincente. Minimo costo di realizzazione e tempo di implementazione uniti a massima scalabilità e altissimo rendimento sono le parole chiave di questo progetto.

Oltre alla vittoria, che cosa vi ha dato questa esperienza?

Da questa esperienza abbiamo imparato che per ottenere un successo non è necessario solamente l’impegno e il sudore, ma anche e soprattutto un sinergico lavoro di squadra che derivi dalla complicità fra i suoi componenti: un team vincente non è a nostro avviso quello che ha i componenti più geniali o l’idea più complessa, ma quello che riesce a superare le barriere interne e a trasmettere con efficacia un messaggio ai destinatari finali, in questo caso i nostri professori e i manager di Amazon. Pensiamo infatti di aver trasmesso la nostra passione e la nostra dedizione attraverso le poche pagine di questo progetto.

Inoltre, abbiamo anche toccato con mano cosa significhi lavorare per una realtà immensa come quella di Amazon: in un mondo dove milioni di idee vengono generate ogni giorno, e dove la competizione è alle stelle, l’unico modo per distinguersi è creare qualcosa di qualità ma anche semplice e chiaro, che sia sì innovativo ma anche facilmente implementabile nell’immediato.

Prima di salutarci, una domanda che guarda al futuro: quali sono i prossimi passi?

Il futuro, lo ammettiamo, ci spaventa ma non necessariamente in modo negativo. Come avvenuto con questo progetto, affronteremo ciò che ci aspetta come una sfida e daremo il massimo per concludere in modo eccellente i nostri studi. Successivamente tenteremo di inserirci in un mondo che cambia ogni giorno di più, sia tecnologicamente che culturalmente. Questo ci scoraggia e ci incuriosisce allo stesso tempo, perché significa che per andare avanti dovremmo affidarci esclusivamente alle nostre qualità. Siamo comunque tranquilli poiché abbiamo in tasca un titolo di studio molto richiesto e estremamente professionalizzante, che tuttavia richiede una buona dose di personalità e voglia di fare: nessuna laurea infatti potrà mai sostituire queste qualità fondamentali.


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