MIP Politecnico di Milano rafforza ulteriormente l’offerta didattica a studenti e imprese che vogliono sviluppare le proprie skill manageriali.

Presentati a studenti e imprese il Management Toolbox, il corso PE PM Flex e il D-HUB Management Skills.

 

MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business innova la propria offerta con corsi e strumenti specifici rivolti a coloro che intendono accrescere le proprie competenze manageriali con strumenti digitali. La Business School ha infatti istituito la raccolta Management Toolbox e il corso PE PM Flex, per i professionisti motivati ad ampliare le proprie conoscenze di management. Per le imprese, invece, MIP ha creato la piattaforma D-HUB Management Skills.

La Business School conferma così il suo impegno nella formazione digitale, riconosciuto anche dal quinto posto ottenuto dall’International Flex MBA nel QS Online MBA Ranking 2020, la classifica annuale che valuta le migliori scuole nell’erogazione di corsi online a distanza. L’International Flex MBA di MIP è anche l’unico programma italiano in distance learning tra i migliori 10 al mondo, il nono a livello internazionale e il quarto se si considerano solo le Business School europee, in base alla graduatoria stilata dal Financial Times, l’FT Online MBA Ranking 2020.

 

L’OFFERTA PER I PROFESSIONISTI

  • Management Toolbox:

Il Management Toolbox nasce con l’intento di supportare i professionisti nello sviluppo delle proprie imprese e fornire una raccolta di competenze “actionable” e strumenti utili a rafforzare le competenze necessarie per affrontare le sfide dei mercati contemporanei.

Attraverso questa nuova risorsa, aziende e professionisti potranno fare affidamento su un bagaglio di competenze selezionate, creato dalla Faculty MIP per dare un supporto pratico e consistente, pensato con la coscienza del passato e lo sguardo rivolto al futuro.

I contenuti di ciascun toolbox sono disponibili per un periodo di 2 settimane. Ciascun toolbox metterà a disposizione dei partecipanti strumenti ed elementi didattici innovativi (tra cui videoclip e sessioni live con i docenti) per veicolare i contenuti in modalità flessibile e “full Digital”.

Per avere maggiori informazioni e per le iscrizioni, visitare il sito.

 

  • PE PM Flex (Giugno 2020-Aprile 2021):

Il nuovo Percorso Executive in Project Management Flex intende proporre best practices e strumenti necessari alla massimizzazione delle performance di gestione dei progetti, nonché comunicare l’importanza della capacità di reagire alle imprevedibili variazioni della contingenza.

Il Percorso Executive in Project Management FLEX è erogato in lingua italiana, in formato distance learning e si compone in 8 moduli formativi di 3 settimane ciascuno. È previsto un project work finale con la consulenza di un membro della Faculty.

Il percorso tratta le tematiche presenti nei processi di certificazione delle due principali associazioni internazionali di project management: il PMI (Project Management Institute) e l’IPMA (International Project Management Association).

Per avere maggiori informazioni, visitare il sito.

 

L’OFFERTA PER LE AZIENDE

  • D-HUB Management Skills:

D-HUB Management Skills è la piattaforma sviluppata dal MIP Politecnico di Milano che consente ai dipendenti e ai collaboratori di imprese, associazioni e fondazioni di fruire in maniera semplice e intuitiva di contenuti volti a migliorare le competenze in materia di management. Sulla piattaforma sono disponibili infatti 24 corsi e oltre 950 clip relative alle principali aree del management contemporaneo. Lo strumento è attivo dalla metà di aprile e resterà operativo fino alla fine del 2020.

All’interno della piattaforma, i contributi sono organizzati in 7 aree tematiche, ciascuna delle quali è composta da diversi corsi. I programmi potranno essere fruiti in italiano e/o in inglese.

Al termine di ciascun corso ogni partecipante potrà effettuare un test. In caso di esito positivo, sarà rilasciata una certificazione che potrà essere visualizzata anche nel profilo Linkedin dell’allievo.

Per avere maggiori informazioni, visitare il sito.

Open Lab Smart Home – Time to HACK!

Sei appassionato di IoT? Passi il tempo libero smanettando con dispositivi elettronici? Oppure sei uno sviluppatore software, appassionato di C++, Java, Python o altri linguaggi?
Che tu sia studente, laureato o appassionato, questa è la sfida che fa per te.
Partecipa all’Hackathon “Open Lab Smart home – Time to HACK!” e mettiti alla prova in uno dei contesti più dinamici ed innovativi del mondo IoT: la Smart Home.

Dai spazio alla tua creatività: fai parlare tra loro gli oggetti della casa intelligente usando oltre 30 dispositivi multi-brand e i relativi product-cloud per costruire nuovi scenari, use-case ed esperienze.

I migliori progetti verranno selezionati e accompagnati lungo un percorso di sviluppo verso l’implementazione di un proof-of-concept, con il supporto del laboratorio IOT del Politecnico di Milano e 8 aziende leader del settore. Le 3 squadre migliori saranno premiate con dispositivi per la smart home e gadget per un valore complessivo di oltre 3.000€.

Le idee sviluppate rimarranno di proprietà dei proponenti, che potranno eventualmente proporle sul mercato avvalendosi del supporto di nostre aziende partner.

La partecipazione è gratuita.
Registrati subito qui: http://tiny.cc/OpenLabHackathon

Per maggiori informazioni:
https://www.iotlab.polimi.it/open-lab-smart-home-time-to-hack/

Digital Experience

 

L’innovazione digitale è un tema centrale al MIP.
Tutto è iniziato con il primo Executive MBA in digital learning. Era il 2014 e da allora il Flex EMBA è stato inserito da AMBA nella lista degli MBA più innovativi al mondo e i suoi corsi sono stati i primi in Italia a ricevere la certificazione EOOCS. Inoltre, proprio il Flex EMBA si è posizionato 7° al mondo e 4° in Europa nei QS Distance Online MBA 2019 Rankings.

Negli ultimi cinque anni, ci siamo dedicati sempre di più all’innovazione in campo accademico attraverso il digitale, e oggi il digital learning è una parte integrante di molti dei nostri programmi.

I programmi MBA ed Executive MBA sono infatti stati aggiornati dare maggiore rilevanza a temi come l’innovazione e la digital tranformation, e la Scuola sta lanciando Executive Program in Digital Transformation FLEX , un programma in digital learning che mira a fornire a professionisti, manager e imprenditori gli strumenti per veicolare la Digital Transformation nei propri business.

Clip video e sessioni live sono state incluse anche in molti di quei programmi che erano solo in presenza, come una selezione dei corsi della Management Academy e di quelli Corporate, alcuni master rivolti alle Istituzioni e alla Pubblica Amministrazione come MaBIC, MIDIS, SUM, EMMPF ed EMGIS, e – a partire da settembre – anche i Master Specialistici IM4, AMIE, MSCPM.

Tuttavia, la piattaforma di digital learning sviluppata con Microsoft, la nuova raccolta di clip multimediali, l’interazione tramite social con l’intervento dei docenti e le sessioni live sono solo alcuni degli ingredienti della MIP Digital Experience.

Infatti, la Scuola ha appena lanciato FLEXA,  il nuovo progetto di Intelligenza Artificiale sviluppato in partnership con Microsoft per assicurare a studenti, Alumni e – presto – a professionisti una formazione continua personalizzata.

Cerca i Master e i corsi con il logo Digital Experience per vivere una #MIPexperience veramente innovativa!

Digital Transformation: how to implement this into practice

l tema della Digital Transformation sta ridisegnando in modo significativo processi e modelli di business delle imprese. Come adattare i propri processi interni alle esigenze delle nuove tecnologie? Quali sono le principali sfide che le aziende devono affrontare?

Questi sono alcuni dei temi che abbiamo trattato il 17 maggio in occasione della tavola rotonda “Digital Transformation: how to implement this into practice”, moderata da Filippo Passerini, Global Operating Executive, Consultant, Educator, former CIO Global di P&G, e dedicata agli allievi dell’Executive MBA.

A confrontarsi sul tema, insieme al Prof. Federico Frattini, Associate Dean for the Digital Transformation, c’erano Massimo Chiriatti, CTO Blockchain & Digital Currencies – University Programs Leader di IBM, Daniele Savarè, Innovation and Business Solutions di SIA, Ilker Kalali , Head of Industrial Engineering and Smart Manufacturing in Pirelli, Fabio Napol , Business Process Improvement Director, Luxottica, Fabio Moioli, Head of Consulting & Services at Micro, Lorenzo Pini, Innovation Project Leader di Legrand Bticino e Marco Signa, Connectivity Strategy Sr. Manager, Whirlpool Corporation.

Grazie alla varietà di settori e aziende rappresentate, abbiamo avuto la possibilità di vedere la Digital Transformation sotto aspetti di vista diversi e di apprezzare la varietà di prospettive emerse dal dibattito.

Arriva il Digital Readiness Coach per gli studenti dell’i-Flex!

Il 2019 è l’anno dell’MBA Revolution! Infatti, l’intera offerta dei programmi MBA ed Executive MBA è stata rivoluzionata seguendo cinque filoni principali: innovazione, personalizzazione, digitalizzazione, soft skills ed ecosistema.

Proprio con l’obiettivo di fornire agli allievi gli strumenti adatti ad affrontare il cambiamento e la trasformazione digitale, da quest’anno abbiamo inaugurato un nuovo servizio, tutto dedicato agli allievi dell’International Flex EMBA. Si tratta del Digital Readiness Coach Service.

Gli allievi del master avranno a disposizione un coach che, attraverso suggerimenti, esempi e casi pratici, li guiderà aiutandoli ad affrontare e superare le sfide poste da contesti di business sempre più connessi al mondo digitale.

Fluida, integrata e mista: ecco l’editoria del futuro

Il New York Times ha recentemente annunciato di aver totalizzato nel 2018 ricavi per 700 milioni di euro solo dal digitale. Per contro, a livello globale il fatturato dell’industria dell’informazione è in calo e in molti Paesi, Italia compresa, le testate giornalistiche faticano a interpretare il contesto comunicativo attuale in modo economicamente sostenibile. Come si sta trasformando il mercato dell’informazione?

«Questa situazione non mi sorprende e ha radici molto profonde – afferma Giuliano Noci, docente di Strategia & Marketing presso la School of Management del Politecnico di Milano e Prorettore del Polo territoriale cinese del medesimo ateneo –. In passato qualcuno si aspettava che l’advertising da solo potesse sostenere un’attività di business online, previsione che si è rivelata una chimera. Inoltre, vent’anni fa molti editori hanno reagito all’arrivo del digitale tagliando i costi e abbassando di conseguenza la qualità. Si è rivelato un errore, perché le news oggi sono diventate delle commodity: la notizia non ha più un valore in sé, la può dare chiunque. Bisognava e bisogna saper offrire profondità di analisi, capacità di leggere i fenomeni nel medio e lungo periodo. Gli americani hanno lavorato proprio in questa direzione, rafforzando sempre più la componente di interpretazione rispetto alla pura e semplice notizia di attualità, e facendo leva sulla reputazione derivante dal prestigio dei loro marchi».

Il web non ha portato a un abbassamento della qualità, piuttosto a una polarizzazione fra chi bada solo al prezzo e quindi cerca contenuti gratuiti e chi invece cerca la qualità ed è disposto a pagarla. «C’è poi anche una questione organizzativa, su cui l’Italia è particolarmente in ritardo – prosegue Noci –. Fare informazione oggi non significa solo produrre dei testi ma lavorare in una prospettiva multimediale, il che implica newsroom centralizzate in luogo delle redazioni giornalistiche separate dalle aree web».

Alla base del successo di alcuni modelli editoriali c’è quindi anche un ripensamento del rapporto fra il mezzo digitale e il giornalismo “tradizionale” in un’ottica di maggiore integrazione delle due componenti.
Inoltre si assiste al rovesciamento di alcuni flussi di lavoro, con le notizie che vengono costruite direttamente per i canali digitali e le versioni cartacee dei giornali che fungono da raccolta o “best of” di contenuti apparsi in digitale anche diversi giorni prima.

Non stupisce, dunque, che alcune testate iconiche del giornalismo mondiale vengano rilevate e rilanciate da grandi imprenditori del web. Recentemente Marc Benioff, fondatore e Ceo di Salesforce, e sua moglie hanno annunciato l’acquisto del celebre settimanale Time. E dietro la rinascita del Washington Post c’è Jeff Bezos, che nel 2013 lo raccolse, pieno di debiti, dalle mani della famiglia Graham. A chi gli ha chiesto il perché di quell’acquisto, Bezos ha risposto che Internet ha distrutto la maggior parte dei vantaggi che i quotidiani avevano costruito nel tempo, ma ha offerto loro un regalo: la distribuzione globale gratuita. Per trarre beneficio da quel regalo, Bezos ha implementato un nuovo modello di business basato non più su un alto ricavo per lettore ma sull’acquisizione di un maggior numero di lettori.

Ma l’informazione in lingua inglese oggi trae vantaggio anche dalla numerosità dell’audience e da una sua diversa predisposizione culturale? «No – risponde Giuliano Noci –. Se i media italiani tenevano vent’anni fa, non c’è motivo per cui non possano farlo anche nel contesto attuale, in cui anzi, a saperle cogliere, ci sono prospettive di maggiore crescita. La mia esperienza nell’omnicanalità mi fa dire che la presunta immaturità dei consumatori è in realtà un’inadeguatezza dell’offerta, che poi alla lunga finisce per influenzare negativamente anche la domanda. Se in Italia e in Europa molti editori sono in difficoltà è perché non si sono adeguati ai cambiamenti della società e non offrono qualcosa che viene percepito come valore».

Il digitale è in crescita ma, secondo dati R&S Mediobanca, il 91,6% del giro d’affari mondiale proviene ancora dalla carta stampata. Inoltre, editori interamente digitali come Buzzfeed annunciano tagli, mentre molti nuovi progetti editoriali nascono in forma mista carta-digitale.
L’editoria cartacea è allora destinata a sparire progressivamente o conserverà un suo ruolo? Risponde ancora il Professor Giuliano Noci: «Oggi prevale il modello misto, perché le persone prediligono una fruizione mista. Sbagliano sia gli integralisti del digitale sia quelli della carta. Tutti i più recenti studi ci dicono che i comportamenti di consumo vanno segmentati non sulla base degli individui ma del contesto di vita in cui gli individui sono calati. Così, non c’è chi preferisce in assoluto essere informato via radio, via tv, via web o leggendo un giornale, ma chiunque, in base al momento della giornata e della situazione in cui si trova, fruisce dell’uno o dell’altro mezzo. Si tratta di comportamenti molto fluidi che possono essere intercettati solo da un’offerta altrettanto fluida».