Keep on learning

Lo sappiamo, il nostro Paese sta vivendo giorni complicati. L’insolita situazione in cui ci troviamo ci sta costringendo a ripensare le nostre abitudini quotidiane, in certi casi a reinventarle totalmente, con tutte le difficoltà che questo comporta.

Credo che la migliore risposta che ognuno di noi possa dare in questo momento, il contributo più prezioso alla causa comune, sia continuare a portare avanti i propri progetti.

Ed è quello che stiamo facendo noi del MIP.  Lavoriamo ogni giorno per consentire a studenti, docenti, staff, aziende, alumni, e, in generale, a tutti i nostri partner, di continuare ad affidarsi a noi.

In questi giorni stiamo condividendo – attraverso le nostre piattaforme – consigli, suggerimenti, articoli e live webinar, contenuti e approfondimenti specifici per ciascuno dei nostri stakeholder. Perché, anche in una situazione di questo tipo, dobbiamo continuare a imparare: “Keep on learning”.

Siamo i primi ad attendere impazienti il momento in cui i locali e le aule del MIP torneranno a ripopolarsi di persone, idee ed energie. Ma, in attesa che questo accada, trasformiamo questi giorni di forzato isolamento in una grande opportunità.

Perché essere isolati non vuol dire essere soli. Ricordate quello che ha detto Barack Obama poco prima di dover lasciare la carica di Presidente degli Stati Uniti: “Qualunque cosa accada, il sole al mattino sorgerà sempre”.

Facciamo in modo che il prossimo sole ci trovi ancora più uniti e più pronti di come siamo oggi.

Federico Frattini, Dean MIP Politecnico di Milano

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Scopri le iniziative messe in atto per la nostra community di Studenti, Alumni, Aziende, Professionisti, Istituzioni Scolastiche, Culturali e Pubblica Amministrazione:

MIP4STUDENTS MIP4ALUMNI MIP4COMPANIES
MIP4SCHOOL MIP4CULTURE MIP4PA
MIP4HEALTH Ripensare la Didattica attraverso la tecnologia Luxury Management Talks

FLEXA è tra i progetti più innovativi al mondo

La piattaforma di personalised e continuous learning del MIP è stata riconosciuta da Amba, autorità mondiale in tema di definizione degli standard di eccellenza degli MBA, come uno dei migliori esempi di innovazione al mondo

 

FLEXA è tra i sei progetti più innovativi al mondo promossi da una Business School. Il riconoscimento è arrivato il 7 febbraio a Londra, nel corso dell’annuale serata di gala organizzata da Amba (Association of Mba’s), l’associazione che detta gli standard di eccellenza in tutto il mondo per i master in business administration. Il progetto FLEXA, la piattaforma di personalised e continuous learning creata dal MIP Politecnico di Milano in collaborazione con Microsoft, è stato ritenuto tra i migliori esempi di innovazione nell’ambito della formazione manageriale, nonché come un progetto audace, creativo e in grado di cambiare in maniera radicale le modalità di insegnamento e apprendimento.

 

Imprenditorialità, digitalizzazione, innovazione

Una vera e propria scommessa vinta dal MIP, come ha confermato il Dean Federico Frattini: «Il MIP ha investito molto in questo progetto adottando un approccio imprenditoriale, che caratterizza ormai da anni il nostro operato ed è fondamentale per consentire alla nostra scuola di essere estremamente competitiva in uno scenario globale in cui le business school di tutto il mondo cercano di attrarre i migliori talenti. Un approccio, questo, in cui gioca un ruolo chiave la digitalizzazione: il MIP è sempre più digital ed ha una piena consapevolezza dell’importanza che le nuove tecnologie rivestono nell’ambito della formazione. L’innovazione delle modalità di erogazione dei contenuti è una nostra caratteristica distintiva. Proprio per questo FLEXA riveste un ruolo cruciale, perché dimostra la capacità del MIP di rispondere agli stimoli ed alle sfide che derivano dai trend tecnologici e di mercato in atto, anche quando sono complessi come l’intelligenza artificiale, perché potenzialmente in grado di portare grandi risultati e migliorare l’esperienza dei nostri studenti».

 

Il lifelong learning come bussola

FLEXA risponde alla necessità ineludibile di rimanere costantemente aggiornati, in un processo di formazione continua incarnato dal concetto di lifelong learning: i professionisti di oggi, e ancora più quelli di domani, avranno bisogno di rinforzare ed espandere in continuazione le proprie conoscenze. La sfida è tutt’altro che semplice: il mondo attuale è caratterizzato da un eccesso informativo e da una ricchezza di proposte che spesso possono disorientare. È qui che FLEXA cerca di fare la differenza: grazie all’intelligenza artificiale, è in grado di riconoscere i bisogni formativi del singolo utente, proponendogli di volta in volta i contenuti più adatti alle sue esigenze. Non solo; è la piattaforma stessa ad apprendere dagli utenti, dando vita così a un circolo virtuoso che accresce in continuazione la qualità del servizio erogato. I contenuti, ovviamente, non sono da meno: articoli, video, corsi, test che mettono alla prova lo studente. Tutto tenendo conto dei suoi obiettivi e della risorsa più preziosa e limitata: il tempo.

 

Una piattaforma flessibile con obiettivi flessibili

Non è esagerato, dunque, vedere la piattaforma come un vero e proprio digital mentor, capace di delineare un piano di studi ed un percorso di aggiornamento professionale che vada a colmare i gap dello studente. La formazione, inoltre, non si limita alle hard skills, ma riguarda anche quelle soft, la cui centralità è ormai chiara a tutti. È un servizio che, come suggerisce il nome, è stato pensato per essere estremamente flessibile. E non solo per le modalità con cui trasmette conoscenza, ma anche per le opportunità che offre: è, ad esempio, anche un servizio di networking per tutti gli effetti, poiché permette di connettersi agli altri utenti, rafforzando così non solo i legami nati durante i corsi, ma anche creandone di nuovi, che portano con sé nuove potenziali opportunità di crescita e di carriera.

Cambio ai vertici della nostra Business School

 

L’Assemblea dei soci odierna ha ratificato il cambio ai vertici della nostra Business School a partire dal 1/1/2020: Andrea Sianesi, designato dal Senato e dal CdA dell’Ateneo come nuovo Presidente di Fondazione Politecnico di Milano, lascia la Presidenza a Vittorio Chiesa e l’incarico di Dean a Federico Frattini.

Ad Andrea Sianesi va la riconoscenza di tutta la Scuola per il lavoro svolto in questi ultimi anni.

Infatti il MIP sotto la sua guida ha contribuito in maniera sostanziale e fondamentale all’ottenimento di importanti successi della School of Management in termini di accreditamenti internazionali (EQUIS 5 anni, AMBA 5 anni, EOCCS per 2 corsi Flex EMBA e l’oramai prossimo AACSB) e risultato nei ranking (ad es. 7 al Mondo in QS – Online MBA), che permettono oggi di posizionale la School of Management tra le migliori Scuole di management al mondo che appartengono ad un’Università tecnica.

Sempre sotto la sua guida si è compiuto un percorso di progressiva integrazione del MIP all’interno dell’Ateneo, che, assieme alla forte spinta all’internazionalizzazione, all’innovazione di prodotti e formati ed all’applicazione sempre più spinta delle tecnologie digitali all’erogazione dei percorsi formativi, ha permesso di ottenere una crescita notevole sia di fatturato, sia di redditività, generando risorse che sono state impegnate per la crescita della faculty del Dipartimento di Ingegneria Gestionale o per il supporto di progetti strategici dell’Ateneo (finanziamento a supporto dello sviluppo delle attività in Cina e della residenza Gianluca Spina) o infine per la realizzazione di progetti innovativi di applicazione delle tecnologie digitali (A.I.) al life long learning (progetto FLEXA).

Ad Andrea quindi un grande grazie ed un augurio di successo anche nella sua futura sfida professionale.

Alessandro Perego a nome di tutta la School of Management del Politecnico di Milano

Quali competenze si acquisiscono in un MBA?

Competenze MBA

Dalla comprensione del contesto d’impresa alla gestione dei processi, passando per la pianificazione dell’innovazione e la capacità di lanciare una startup: dai master della School of Management del Politecnico escono i manager di domani

 

Gli scenari internazionali odierni offrono un panorama caratterizzato da grande competitività e trasformazioni incessanti. Una grande sfida per chi si è posto l’obiettivo professionale di diventare un manager capace ed efficiente. I Master MBA della School of Management del Politecnico di Milano vogliono formare persone desiderose di dare una svolta alla propria carriera, partendo da ciò che è più importante: le competenze.

 

Un master tra competenze hard e soft

È Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’International Flex EMBA (i-FLEX), a spiegarci quali sono le competenze hard che si apprendono nei Master MBA: «Possiamo identificare quattro ambiti principali. Il primo riguarda il contesto entro il quale l’impresa opera; in altri termini, tutto ciò che è affine alle discipline macroeconomiche, che riguardino l’ambito nazionale o internazionale». Rimanendo in questo ambito, ma spostando la nostra attenzione verso l’attività d’impresa vera e propria e la gestione dei suoi processi tipici, «le hard skill sono quelle classiche: corporate finance, financial accounting e management accounting. Quest’ultima è la disciplina che prova a comprendere come misurare efficacemente le performance d’impresa. Infine, è fondamentale la capacità di definire il brainwork strategico dell’impresa».
Il secondo ambito è maggiormente legato alla gestione dell’attività, dei processi e delle persone. «Fondamentale è il people management, dove intervengono le soft skill, ma possiamo citare anche il marketing management, il supply chain management e l’operations management» spiega Mangiaracina. Ossia, dalle persone al marketing, passando per la comunicazione, gli acquisti, la pianificazione, la distribuzione.

 

Un master per i manager che vogliono innovare

Ambito altrettanto cruciale è quello che riguarda la pianificazione dell’innovazione e della trasformazione. Come spiega Mangiaracina, «è un tema tipicamente culturale. Il corso di innovation leadership approfondisce le strategie con cui l’innovazione è introdotta all’interno dell’impresa. La sfida consiste nel trasmettere alle persone che lavorano nell’organizzazione i benefici e i vantaggi legati al cambiamento, allontanando al contempo la paura di esso». Compito tutt’altro che semplice, ma fondamentale, quale che sia la forma dell’innovazione, incrementale o radicale. Il problema è sempre farla accettare.
«E poi ci sono errori che le aziende compiono spesso, e che vanno corretti, come l’errata convinzione che l’innovazione possa essere introdotta in piccoli ambiti, senza avere una visione complessiva. L’innovation strategy serve proprio a questo».
Strettamente legato a questo tema, prosegue Mangiaracina, è il product management: «Oggi i progetti sono particolarmente complessi e vanno gestiti, a maggior ragione quando si parla di innovazione. I progetti stravolgono l’impresa e la modellano. Per questo non si può prescindere da una metodologia rigorosa. Il nostro corso dà gli strumenti necessari per gestire i progetti complessi».

 

Un bravo manager è anche un bravo imprenditore

Concludiamo con uno sguardo al quarto ambito disciplinare dei Master MBA. «L’innovazione di cui abbiamo appena parlato può concretizzarsi sia dal punto di vista manageriale, che dal punto di vista imprenditoriale. Nel primo caso, è importante avere delle nozioni di design thinking, disciplina che indaga come portare attivamente idee innovative in un’organizzazione. Nel secondo caso, abbiamo organizzato dei veri e propri corsi che cercano di insegnare come lanciare una startup, come redigere un business plan e come cercare e conseguire delle fonti di finanziamento» conclude Mangiaracina.

 

 

Prada “Shaping a Sustainable Future Society” si terrà a New York l’8 novembre 2019

Terza edizione della conferenza annuale sui temi della sostenibilità organizzata in collaborazione con le Schools of Management di Yale e del Politecnico di Milano

 

Prada annuncia che “Shaping a Sustainable Future Society”, il terzo incontro culturale del suo programma sui temi della sostenibilità, si terrà a New York l’8 novembre 2019.

Promuovendo un dibattito tra esponenti del mondo accademico, istituzionale, artistico e imprenditoriale, il Gruppo Prada intende offrire spunti di riflessione sui cambiamenti più significativi in atto nella società contemporanea attraverso conversazioni che coinvolgano anche le giovani generazioni.

L’incontro di quest’anno esplorerà i temi di libertà, uguaglianza e giustizia nel mondo del lavoro quali strumenti di sviluppo armonico della società. Inoltre, la natura e l’impatto delle valutazioni etiche nelle scelte e nei comportamenti sociali delle persone sarà oggetto di studio nel corso della mattinata di lavori.

La complessità dell’attuale contesto politico e sociale richiede una riflessione sui temi della diversità e dell’inclusione e di delineare azioni concrete a riguardo. Il Gruppo Prada sente l’esigenza di contribuire a questo percorso di sviluppo culturale, ben consapevole del rischio che corrono le aziende e le comunità se non affrontano in modo adeguato i temi della discriminazione e dell’inclusività.

La conferenza sarà trasmessa in diretta su www.pradagroup.com, mentre l’agenda dell’evento e l’elenco dei relatori saranno disponibili nei prossimi mesi.
#ShapingASustainableSociety

Le conferenze “Shaping a Future”

Il Gruppo Prada ospita dal 2017 un evento annuale il cui obiettivo è stimolare il dibattito sui cambiamenti più significativi in atto nella società contemporanea. In entrambe le precedenti edizioni, il Gruppo ha collaborato con le Schools of Management di Yale e del Politecnico di Milano.
Nel 2017 la prima conferenza, intitolata “Shaping a Creative Future”, ha esplorato le connessioni tra creatività, sostenibilità e innovazione. La seconda, “Shaping a Sustainable Digital Future”, svoltasi nel 2018, ha indagato il rapporto tra innovazione digitale e sostenibilità.
La conferenza è strutturata secondo un discorso di apertura condotto da relatori di spicco, una o più tavole rotonde e promuove contest studenteschi.

Digital Experience

 

L’innovazione digitale è un tema centrale al MIP.
Tutto è iniziato con il primo Executive MBA in digital learning. Era il 2014 e da allora il Flex EMBA è stato inserito da AMBA nella lista degli MBA più innovativi al mondo e i suoi corsi sono stati i primi in Italia a ricevere la certificazione EOOCS. Inoltre, proprio il Flex EMBA si è posizionato 7° al mondo e 4° in Europa nei QS Distance Online MBA 2019 Rankings.

Negli ultimi cinque anni, ci siamo dedicati sempre di più all’innovazione in campo accademico attraverso il digitale, e oggi il digital learning è una parte integrante di molti dei nostri programmi.

I programmi MBA ed Executive MBA sono infatti stati aggiornati dare maggiore rilevanza a temi come l’innovazione e la digital tranformation, e la Scuola sta lanciando Executive Program in Digital Transformation FLEX , un programma in digital learning che mira a fornire a professionisti, manager e imprenditori gli strumenti per veicolare la Digital Transformation nei propri business.

Clip video e sessioni live sono state incluse anche in molti di quei programmi che erano solo in presenza, come una selezione dei corsi della Management Academy e di quelli Corporate, alcuni master rivolti alle Istituzioni e alla Pubblica Amministrazione come MaBIC, MIDIS, SUM, EMMPF ed EMGIS, e – a partire da settembre – anche i Master Specialistici IM4, AMIE, MSCPM.

Tuttavia, la piattaforma di digital learning sviluppata con Microsoft, la nuova raccolta di clip multimediali, l’interazione tramite social con l’intervento dei docenti e le sessioni live sono solo alcuni degli ingredienti della MIP Digital Experience.

Infatti, la Scuola ha appena lanciato FLEXA,  il nuovo progetto di Intelligenza Artificiale sviluppato in partnership con Microsoft per assicurare a studenti, Alumni e – presto – a professionisti una formazione continua personalizzata.

Cerca i Master e i corsi con il logo Digital Experience per vivere una #MIPexperience veramente innovativa!

Nasce il Food Engineer

È per costruire una nuova cultura dell’Industria Alimentare che il Politecnico di Milano, insieme a 7 imprese ed enti chiave del settore, ha deciso di arricchire la propria offerta formativa con il Corso di Laurea Magistrale in Food Engineering (#LMFoodEngineering)

Il Corso è stato presentato martedì dal Rettore dell’Ateneo Ferruccio Resta, da Antonio Boselli, Presidente Confagricoltura Lombardia, dal Vicesindaco del Comune di Milano con delega alla Food Policy Anna Scavuzzo, dall’Assessore all’Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, e dai Direttori dei due Dipartimenti interessati, Alessandro Perego, per il Dipartimento di Ingegneria gestionale e Maurizio Masi, per il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano.

Ripartire dall’eredità di Expo per innovare un settore centrale per l’economia locale, tra i più grandi protagonisti del Made in Italy. Agricoltura di precisione, tracciabilità dei prodotti, sicurezza alimentare, logistica e controllo della filiera… sono tante le risposte che la tecnologia può dare ai cambiamenti in atto. Risposte che partono dalla formazione di professionisti capaci di orientare la bussola tra competenze tecniche e gestionali, chimiche e agroalimentari. Il Politecnico di Milano, in collaborazione con le imprese, disegna un nuovo percorso di laurea che guarda al futuro.” – afferma il Rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta.

Il nuovo Corso, attivo dal prossimo anno accademico 2019/2020, sarà erogato in lingua inglese. La nuova Laurea Magistrale rappresenta un percorso formativo unico nel suo genere a livello nazionale: un contenitore di competenze politecniche interdisciplinari e trasversali che formerà Ingegneri Alimentari in grado di risolvere i problemi e innovare la catena di valore dell’intera filiera. Il Corso risponde alle richieste di innovazione provenienti dal mondo delle imprese e alla necessità di potenziamento di un settore sempre più strategico per lo sviluppo economico del Sistema Paese.

In dettaglio, il laureato in Food Engineering del Politecnico di Milano sarà uno specialista a 360°. Saprà operare lungo l’intera filiera della produzione, distribuzione e gestione dell’industria alimentare e delle bevande. Utilizzando le proprie conoscenze tecniche ed ingegneristiche avrà una solida preparazione anche metodologica, una formazione fortemente interdisciplinare e una visione di sistema strategica, particolarmente improntata ai temi della produzione di un alimento o di una bevanda confezionati, al supporto alla progettazione di macchine per la produzione alimentare, allo sviluppo di tecnologie per la trasformazione alimentare, alla qualità, alla certificazione, alla sicurezza alimentare e alla progettazione di processi sostenibili per l’industria alimentare, includendo lo studio della vita di prodotto e la riduzione dell’energia associata alla produzione e alla logistica.
Il laureato sarà un professionista in grado di ricoprire posti qualificati in diverse realtà della filiera dell’industria alimentare: amministrazioni pubbliche e regolatori a livello nazionale ed europeo, imprese, anche multinazionali, produttrici di cibi, bevande e delle tecnologie abilitanti produzione, confezionamento, distribuzione e commercializzazione nell’industria alimentare.
Un ruolo centrale nella nascita del nuovo Corso di Laurea Magistrale in Food Engineering è quello dei 7 partner, enti e industrie leader del settore che supporteranno l’Ateneo nella strutturazione delle attività didattiche e di formazione.
I partner saranno veri e propri compagni di viaggio nell’erogazione di un percorso didattico che offrirà opportunità concrete, nazionali e internazionali, agli studenti. Sosterranno, inoltre, le attività didattiche con seminari, visite tecniche, tesi in azienda, stage e borse di studio. I partner faranno parte inoltre dell’Advisory Board del Corso di Studi, costituendo così un importante momento di confronto.

I partner: Esselunga, Goglio, Granarolo, Nestlé, Number1, Unilever Italia, Unitec.

Benvenuti nella versione cinese del nostro sito!

Abbiamo il piacere di informarvi che da oggi è online la versione cinese del sito della School of Management.

Un sito che ha sia l’obiettivo di presentare la Scuola al pubblico cinese che di dare visibilità ai programmi appositamente studiati per questo mercato.

Questo nuovo passo nell’internazionalizzazione della Scuola ci aiuta a rafforzare ulteriormente la nostra presenza in Cina.

 

 

Due passi nella città del futuro

Sostenibile, connessa, condivisa. In una parola, smart. È questo il futuro a cui guarda una città come Milano, inserita ormai a pieno titolo nel gruppo delle metropoli europee più all’avanguardia. Ed è questo l’orizzonte a cui nei prossimi anni dovranno guardare tutti i centri urbani, grandi o piccoli che siano. Si fa sempre più concreta quindi l’idea di smart city, una città che grazie alle tecnologie e all’innovazione diventa più efficiente, più ecologica e anche più democratica.

«Quando penso a una smart city, penso a un insieme di comunità che coesistono e partecipano alla vita della città grazie a diverse forme di sharing», spiega Davide Chiaroni, direttore Corporate Relations al MIP Politecnico di Milano. «Assisteremo a un cambio di paradigma che investirà tutti i servizi e, di conseguenza, cambierà un po’ anche la nostra mentalità: ci abitueremo a una maggiore condivisione e partecipazione. Le smart city, in fondo, saranno le città dei Millennial e dei nativi digitali».

Queste città saranno anche in grado di offrire un’adeguata risposta architettonica ai mutati contesti lavorativi. «Molti edifici sono stati progettati sulla base di esigenze che oggi sono cambiate e cambieranno ancora di più in futuro: la crescente digitalizzazione dei servizi, che darà un impulso ancora maggiore allo smart working, renderà ad esempio obsoleti molti uffici di grandi dimensioni. La smart city, invece, si basa anche sull’idea dei cosiddetti building “circolari”, edifici progettati tenendo conto di una destinazione d’uso che può variare nel giro di poco tempo. In altri termini, sarà una città flessibile a misura di lavoro flessibile», racconta Chiaroni.

La flessibilità riguarda anche il tema della mobilità, che deve affrontare la duplice sfida della sostenibilità ambientale e della capillarità del servizio: «Milano sta puntando molto sull’allestimento di una flotta elettrica per il trasporto pubblico. E la guida autonoma rivoluzionerà la concezione che abbiamo dell’automobile: non più bene privato, ma vero e proprio servizio pubblico e condiviso», spiega Chiaroni. Da questo punto di vista, alcuni esperimenti si riveleranno molto utili per raccogliere dati e pianificare meglio i flussi di traffico: «I varchi di Area B (la zona a traffico limitato di Milano chiusa ai veicoli più inquinanti, ndr) saranno preziosissimi per misurare il volume di traffico e capire in quali aree intervenire e come farlo».

La rivoluzione delle smart city, insomma, è alle porte. Mancano però ancora dei tasselli, a partire dall’energia: «Le città non sono ancora in grado di affidarsi unicamente alle energie pulite e rinnovabili. Ci sono limiti di storage che vanno superati, ma la strada è quella giusta», spiega Chiaroni. Non va poi nascosto che lo sviluppo della smart city porta con sé anche delle criticità. «Numerosi studi sono d’accordo nell’affermare che la smart city, nel suo complesso, ha delle ricadute economiche positive. Ma non tutti gli attori coinvolti in questo processo vincono». Ed è qui che entra in gioco la funzione della politica: «La smart city cambierà le forme del lavoro. È inevitabile pensare che le fasce più anziane della popolazione ne saranno colpite. La politica avrà il ruolo di compensare questi gap, a fronte di un saldo che è comunque positivo».

La School of Management del Politecnico di Milano mira a formare le professionalità più adeguate per la gestione di questi processi: «Penso a una vera e propria cabina di regia che si occupi del design dei servizi, che sia in grado di realizzare una road map, che non sia composta da tecnici, ma da dirigenti che sappiano quali sono le tecnologie da sfruttare. La nostra scuola offre ai futuri manager un duplice know-how: gestionale e tecnologico. Siamo convinti che uno non possa prescindere dall’altro. Progettare non basta: bisogna pensare anche alle ricadute pratiche», conclude Chiaroni.

 

Da capo contabile ad abilitatore strategico: l’evoluzione del CFO

«Se il pilota di un’azienda è il CEO, il ruolo di co-pilota spetta senz’altro al CFO». La dichiarazione di Matteo Rinaldi, CFO di Sandoz Italia e già allievo della Graduate School of Business del Politecnico di Milano, esprime bene il ruolo centrale che oggi rivestono i direttori finanziari negli organigrammi aziendali. Il Chief Financial Officer negli ultimi cinque-sei anni ha conosciuto un’evoluzione molto rapida, che l’ha portato a una sempre maggiore partecipazione ai processi decisionali. Matteo Rinaldi ne ha parlato recentemente nel corso di una presentazione online dell’International Part Time MBA del MIP Politecnico di Milano.

Le quattro funzioni principali della sezione finanziaria di un’azienda possono essere viste come una piramide con alla base l’elaborazione dati e, man mano che si sale, la rendicontazione e il controllo, fino al vertice che è costituito dal supporto al processo decisionale. «Fino a qualche anno fa le prime tre funzioni erano preponderanti. Negli ultimi tempi, invece, la partecipazione ai processi decisionali ha assunto un peso sempre maggiore, a discapito delle altre tre» ha spiegato Matteo Rinaldi. «Elaborazione dati, rendicontazione e controllo hanno perso peso non solo in proporzione alla ‘Business partnership’ ma anche in valori assoluti. Infatti, una buona parte di quelle attività è migrata verso servizi centralizzati a livello aziendale. Ciò fa sì che nelle aziende multinazionali i team finanziari di ciascun paese siano numericamente più snelli che in passato, e che le attività dei CFO siano ora molto più focalizzate sul business».

Oggi il Chief Financial Officer misura il proprio successo sulla base dell’impatto che la sua attività ha sul business, piuttosto che sulla semplice accuratezza delle cifre e della rendicontazione. Questa evoluzione non va però intesa come spostamento da un modello a un altro, ma come l’aggiungersi di nuove funzioni a quelle originarie. «In Sandoz abbiamo sintetizzato questo processo con la frase ‘We drive the business to create value’. La base del nostro lavoro resta la capacità di leggere i dati, ma oggi dobbiamo anche essere capaci di interpretarli per prendere decisioni strategiche. Il primo passo è l’accuratezza dei dati, aspetto non banale, se è vero che, secondo una ricerca dell’Harvard Business Review, circa il 47% delle raccolte di dati contiene almeno un errore critico. In secondo luogo dobbiamo ‘unire i puntini’ dell’organizzazione, approfittando della trasversalità del settore finanziario rispetto alle altre funzioni aziendali. Accanto alle hard skills, sono poi importantissime anche le soft skills, necessarie, oltre che per gestire le persone, anche per negoziare e per capire tutti gli aspetti della propria azienda».

In sintesi, nel passato il CFO era soprattutto un contabile: il suo approccio era descrittivo e guardava al passato. Oggi è diventato un business partner, che deve essere dotato di competenze analitiche e adottare un approccio predittivo, quindi rivolto al futuro. «Il prossimo passo è rappresentato dal diventare un abilitatore strategico. Abbiamo cioè bisogno di usare sempre più le tecnologie digitali, di adottare un modello operativo agile. E di trasformare l’azienda in una ‘data driven organization’: oggi abbiamo a che fare con un’enorme quantità di dati, ma molti non sanno come impiegarli. Sandoz, in collaborazione con il Politecnico di Milano, sta usando strumenti di Intelligenza Artificiale per costruire un modello previsionale che le consenta di produrre con maggiore precisione la giusta quantità di ciascuno dei suoi 800 prodotti».