Una transizione verso pratiche agricole e forestali sostenibili: l’obiettivo del progetto PRUDENT

Un nuovo progetto europeo con l’obiettivo di rivoluzionare le pratiche attuali e accelerare la transizione verso sistemi rispettosi dell’ambiente.

 

PRUDENT aspira a cambiare il modo in cui attualmente operano i sistemi agricoli e forestali per accelerare la transizione verso pratiche agricole e forestali sostenibili e tecnologie agricole intelligenti.

Una ricerca della durata di 4 anni che fa dell’innovazione il suo punto cardine, studiando l’efficacia dei “green nudges” – termine che si può tradurre come spingere delicatamente all’azione – nella promozione di pratiche e tecnologie sostenibili nei settori agricolo e forestale e lo sviluppo di innovazione sociale e modelli di business, insieme a politiche a sostegno della futura politica agricola comune.

Verranno studiati quattro diversi sistemi che rappresentano i principali sistemi agricoli e forestali per tenere conto dell’eterogeneità dei sistemi e dei contesti agricoli/forestali in varie regioni dell’Europa: seminativi, colture perenni, bestiame e foreste.

Il concetto di “Green nudges” gioca un ruolo centrale e si concentra su interventi positivi e delicati volti a incoraggiare individui o organizzazioni ad adottare comportamenti sostenibili, strumenti di spinta innovativi e percorsi trasformativi per incentivare la transizione verso sistemi equi, sani e rispettosi dell’ambiente.

Facendo leva su una vasta esperienza nell’innovazione orientata alla sostenibilità per il settore agroalimentare e nell’economia comportamentale, il team del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano è guidato da Raffaella Cagliano e Massimo Tavoni.

Il team di ricercatori lavorerà in stretta collaborazione con Jacopo Bonan, dell’ente affiliato CMCC (Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), per progettare esperimenti di nudging e testare l’impatto di stimoli per promuovere un cambiamento comportamentale duraturo verso un’agricoltura e una silvicoltura sostenibili.

Capofila del progetto è l’Università Agraria di Atene (Grecia). I partner sono, oltre al Politecnico di Milano, Flanders Research Institute for Agriculture, Fisheries and Food (Belgio), Università degli Studi di Trento (Italia), Green & Digital Idiotiki Kefalaiouchiki Etaireia (Grecia), Balkan Eco-Innovations (Serbia), Athens University Of Economics And Business – Research Center (Grecia), European Forest Institute (Finlandia), Q-plan International Advisors PC (Grecia), Boerenbond (Belgio), AgriFood Lithuania DIH (Lituania), Associazione Nazionale Condifesa Italia (Italia), Jrc -Joint Research Centre- European Commission (Belgio).

Idee radicali? Trova un partner

La storia di Katalin Karikó e Drew Weissman, vincitori del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina 2023 per le loro scoperte alla base dei vaccini a mRNA contro il Covid-19, offre importanti spunti a coloro che perseguono idee radicali. In un articolo su Harvard Business Review, Paola Bellis, Ricercatrice in Organizational Behavior and Leadership and Innovation, e Roberto Verganti, Professore di Leadership and Innovation, basandosi sulla loro intervista con Karikó spiegano perché le coppie possono essere più efficaci nell’innovare controcorrente e indicano come trovare un compagno  con cui intraprendere il viaggio.

 

Considera l’idea di avere un’idea non convenzionale, che metta in discussione i presupposti dominanti all’interno della tua organizzazione e del tuo settore. Come puoi svilupparla? Andare avanti da soli è difficile. D’altra parte, è improbabile che i singoli individui attraggano o dispongano di una squadra per perseguire un’idea considerata folle all’interno della loro organizzazione.

La ricerca di Paola Bellis e Roberto Verganti suggerisce che chi innova contro gli assunti dominanti in un settore, prospera quando trova un altro individuo con cui lavorare, ossia operando in coppia.

L’articolo “Got a Radical Idea at Work? Find a Partner”, pubblicato recentemente su Harvard Business Review, esplora perché e come una coppia può aiutare a sviluppare idee non ortodosse.

Oltre all’interpretazione della storia di Katalin Karikò e Drew Weissman – basata su un’intervista e altre fonti – lo studio si basa su oltre 30 interviste a coppie in tutto il mondo e sull’analisi di più di 60 casi celebri, come ad esempio Steve Jobs e Steve Wozniak per lo sviluppo del personal computer, Daniel Kahneman e Amos Tversky, J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, solo per citarne alcuni.

Tra i fattori di successo delle coppie di innovatori emergono aspetti relazionali e comportamentali, come ad esempio il fatto che osare di condividere un’idea pazza è più facile nello spazio intimo del lavoro in coppia. Le coppie sono inoltre piu´ resistenti, rispetto ai team, di fronte ai momenti difficili tipici dell’innovazione radicale.

Per leggere l’articolo completo:
Got a Radical Idea at Work? Find a Partner” – Harvard Business Review

 

 

AIRIC: primo annual meeting

Il centro del Politecnico di Milano per la ricerca applicata sull’intelligenza artificiale si racconta

 

Lunedì 21 novembre si è svolto il primo Annual Meeting di AIRIC, il Centro per la Ricerca e l’Innovazione in ambito Intelligenza Artificiale del Politecnico di Milano.

L’incontro è stata l’occasione per presentare il nuovo centro che riunisce le principali competenze su intelligenza artificiale e innovazione dei processi del Politecnico, e per condividere i risultati dei primi progetti di ricerca, presentati direttamente dalle aziende che per prime hanno aderito a questa iniziativa.

AIRIC si connota come un centro di ricerca molto innovativo: ispirato alle migliori esperienze internazionali, il cuore di AIRIC è rappresentato dalla sua multidisciplinarietà: competenze tecniche per lo sviluppo di algoritmi e strumenti di intelligenza artificiale, che hanno la loro naturale collocazione nel Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria, e competenze di management e gestione dei progetti, fornite dal Dipartimento di Ingegneria Gestionale. AIRIC si avvale inoltre della collaborazione di tutti gli altri dipartimenti, sia in ambito tecnico sia di dominio applicativo.

La missione di AIRIC è aiutare le aziende a mettere a fuoco le potenzialità dell’intelligenza artificiale, guidarle nell’introduzione dell’AI nei propri processi e prodotti, e supportarle nello sviluppo di competenze interne che siano all’altezza delle sfide future. Punta di diamante della collaborazione è la capacità di sviluppare soluzioni ad hoc, affiancando l’azienda anche nel trasferimento e nella formazione tecnica necessaria: una combinazione indispensabile per creare un differenziale competitivo e usare l’AI in modo esperto, per generare valore di business.

AIRIC è diretto dai professori Nicola Gatti e Marcello Restelli del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria e da Giovanni Miragliotta del Dipartimento di Ingegneria Gestionale.

NEXT GENERATION UPP: un progetto per migliorare le prestazioni della giustizia nell’Italia del nord-ovest

NEXT GENERATION UPP mira a fornire un metodo più efficiente per gestire gli affari giudiziari e contribuire così ad abbattere l’arretrato e a ridurre la durata media dei procedimenti di giustizia.

 

Il progetto, coordinato dall’Università degli Studi di Torino in partenariato con undici atenei dell’Italia del nord-ovest a cui il Politecnico di Milano partecipa con il Dipartimento di Ingegneria Gestionale, il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, è promosso dal Ministero della Giustizia nell’ambito del PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020 e realizzato in sinergia con gli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) a sostegno della riforma della giustizia.

Next Generation UPP si propone di migliorare le prestazioni della giustizia dell’Italia del nord-ovest attraverso il potenziamento degli Uffici per il processo (UPP), l’innovazione tecnologica e la sperimentazione di nuovi schemi collaborativi tra le università e gli uffici giudiziari ed è rivolto agli uffici giudiziari della Macro Area 01, che include le Corti di appello di Brescia, Genova, Milano e Torino, i Tribunali e i Tribunali per i minorenni dei relativi distretti.

In particolare il gruppo di lavoro del Dipartimento di Ingegneria Gestionale, sotto la guida del Prof. Giancarlo Vecchi, sta realizzando una mappatura dell’organizzazione dell’Ufficio per il processo presso la Corte di Appello e il Tribunale di Milano.
L’analisi mira a rappresentare nel dettaglio le soluzioni organizzative messe in campo, i punti di forza e le criticità, l’impatto sulla riduzione dell’arretrato e sul disposition time, vale a dire il tempo di definizione dei procedimenti di giustizia. Si occuperà inoltre di progettare e sperimentare soluzioni organizzative innovative per consolidare, potenziare e trasferire i risultati ottenuti.

Il progetto, avviato il 1° aprile 2022, terminerà il 30 settembre 2023.


Per maggiori info:
Prof. Giancarlo Vecchi: giancarlo.vecchi@polimi.it

Formazione Executive: una nuova offerta tutta dedicata alla Sanità

Al MIP arriva una nuova offerta formativa tutta dedicata al mondo della sanità.
Dopo l’Executive Master in Gestione dell’Innovazione in Sanità, sviluppato per fornire ai partecipanti le competenze gestionali necessarie per innovare con successo i modelli di business, le modalità di servizio e i sistemi tecnologici nel sistema sanitario, il MIP inaugura quest’anno una vera e propria piattaforma di formazione executive dedicata al settore, con due nuovi Master – quello in Innovazione Organizzativa e Digitale nelle strutture Universitarie in Medicina e quello in Management dell’Innovazione e della Ricerca Clinica.

“La difficile situazione che stiamo vivendo ci ha ricordato non solo l’importante ruolo che ricopre il servizio sanitario, ma anche quanto l’innovazione possa avere un impatto positivo in ambiti di primaria importanza come la salute. È per questo che come Scuola abbiamo voluto dare il nostro contributo, mettendo a disposizione del settore sanitario il nostro know-how e gli strumenti per poter affrontare le attuali sfide dell’evoluzione organizzativa e digitale”, spiegano i Prof. Emanuele Lettieri e Paolo Locatelli, direttori dei Master.

Per maggiori informazioni, contatta ipa@mip.polimi.it

Al via l’Executive PhD in Innovation in collaborazione con Tsinghua University

Al via in questi giorni un nuovo progetto che rafforza la presenza della School of Management in Cina; si tratta dell’Executive PhD in Innovation,  programma che si inserisce all’interno del China-Italy Design Innovation Hub, il più grande polo dell’innovazione europeo, che vede come protagonisti il Politecnico di Milano e Tsinghua University, nella ricerca e formazione di talenti e di innovative leaders del futuro.

Una collaborazione quella tra il Politecnico di Milano e Tsinghua University che, dopo l’avvio ufficiale a febbraio 2017 con l’istituzione del China-Italy Design Innovation Hub alla presenza di Sergio Mattarella e di Xi Jinping, è maturata negli anni, fino a portare oggi all’avvio di questo Executive PhD.

Questo Executive PhD è capace di riunire le eccellenze accademiche di Cina e Italia in un programma innovativo, pensato per insegnare ai profili senior a unire in modo creativo l’esperienza maturata negli anni con la ricerca applicata per generare idee e soluzioni innovative, ma anche per far crescere imprenditori e manager che promuovono l’innovazione integrando competenze manageriali e pensiero scientifico.

Il 10 settembre, alla presenza del Prof. Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, del Prof. Giuliano Noci, Pro-Rettore per la Cina e del Prof. Paolo Trucco, Direttore del progetto, si è tenuta la cerimonia di apertura.
Un’occasione per sottolineare l’importanza della collaborazione tra i due Atenei e ricordare i momenti salienti delle relazioni tra Italia e Cina.

 

 

Poste Italiane e gli studenti della School of Management per una sfida sull’innovazione

Presentate dagli studenti della School of Management del Politecnico di Milano soluzioni innovative per rispondere alle sfide lanciate da Poste Italiane su tre temi di interesse aziendale: ripensare gli spazi del workplace dopo la pandemia, ideare soluzioni innovative per i pagamenti digitali, rafforzare la brand reputation

 

La challenge è stata organizzata da Poste Italiane e dalla School of Management del Politecnico di Milano, con circa 220 studenti del corso Leadership&Innovation della laurea magistrale in  Ingegneria Gestionale, divisi in 30 team, con lo scopo di avvicinare e creare un ponte tra il mondo accademico e quello dell’impresa.

Ripensare gli ambienti di lavoro del futuro

Agli studenti è stato chiesto di cimentarsi su un tema molto complesso e lontano dalla loro quotidianità, come quello di immaginare come saranno i workplace post pandemia, ovvero gli spazi di lavoro del futuro, per rispondere alle nuove esigenze di lavoro sempre più orientate all’utilizzo di tecnologie digitali di collaboration e allo smart working.
Guardando anche alle realtà aziendali internazionali più innovative, gli studenti hanno immaginato ambienti di lavoro che promuovono la collaborazione grazie a spazi dedicati alle relazioni informali tra i dipendenti, per favorire socialità, come dimensione particolarmente penalizzata durante la pandemia.

Soluzioni per incentivare i pagamenti digitali

Altro tema di particolare rilievo su cui gli studenti hanno espresso la loro progettualità è quello dei pagamenti digitali, che rappresentano una delle innovazioni più rilevati nel processo di digitalizzazione per la crescita di Poste Italiane e di tutto il sistema Paese.
Le soluzioni incentivano la diffusione dei pagamenti digitali, attente in particolare agli aspetti ambientali e di sostenibilità premiando, ad esempio, i merchant che hanno fatto la scelta di aderire a progetti green. Tema particolarmente caro a Poste Italiane che con la nuova carta Postepay Green ha avviato anche nell’ambito dei pagamenti la conversione dei prodotti verso materiali ecosostenibili.
Molti progetti hanno evidenziato anche l’importanza di coinvolgere non solo consumatori e merchant, ma anche associazioni del territorio per promuovere e finanziare iniziative locali e di quartiere. Inoltre, l’acquisto di un particolare servizio o prodotto esprime gusti e preferenze personali e dunque della propria identità verso l’esterno.

In tutti i progetti è emersa l’importanza del coinvolgimento come leva per raggiungere sia i merchant che i clienti, tanto che alcuni studenti hanno ipotizzato anche l’utilizzo dei cosiddetti meccanismi di gamification per mantenere elevato il livello di coinvolgimento.

Rafforzare la brand reputation

Infine, gli studenti si sono cimentati con la sfida di rafforzare la reputazione di Poste Italiane tra i giovani della Generazione Z, in cui gli stessi studenti del Politecnico si sono potuti identificare, essendo molti di loro proprio nati proprio fra il 1995 e il 2001. L’obiettivo di questa Challenge era quello di veicolare un’immagine nuova dell’azienda e renderla attrattiva per questa fascia di giovani, sia a fini professionali ma anche di formazione e orientamento. Diverse le soluzion presentate: piattaforme ed applicazioni volte ad agevolare la conoscenza del mondo Poste tra chi non è ancora parte dell’azienda, nuove modalità di ingaggio, attraverso, ad esempio, eventi on-site fino ad arrivare ad ipotizzare l’utilizzo dei nuovi canali social per raggiungere più facilmente il target.

“Innovation with a human touch”: è online il nuovo numero di SOMeMagazine

E’ uscito il #6 di SOMe, l’eMagazine della nostra Scuola in cui raccontiamo storie, punti di vista e progetti attorno a temi-chiave della nostra missione.

In questo numero intitolato “Innovation with a human touch” parliamo di innovazione e di come la componente umana e umanistica giochi un ruolo tanto fondamentale quanto complementare nel progresso tecnologico.

Ne abbiamo discusso con Giovanni Valente, che ci spiega come le scienze umane e sociali siano essenziali per affrontare qualsiasi sfida innovativa in campo scientifico e tecnologico, e per questo è importante promuovere un approccio interdisciplinare in ambito accademico.

L’uomo deve essere al centro della trasformazione digitale e le tecnologie devono essere sviluppate non al posto di ma per le persone, come raccontano Raffaella Cagliano, Claudio Dell’Era e Stefano Magistretti nei loro editoriali su Industry 4.0 e Design Thinking.

Ma l’innovazione tecnologica può essere veramente a misura d’uomo? Giovanni Miragliotta cerca di rispondere a questo quesito riflettendo su quanto le nuove tecnologie abbiano profondamente modificato la società e il lavoro dell’uomo.

Infine nelle “Stories” alcuni nostri progetti di ricerca: l’ impatto economico del cambiamento climatico, il riuso di scarti elettronici per dar vita a prodotti eco-compatibili, la distribuzione del Venture Capital in Europa.

 

 

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I numeri precedenti:

  • # 1 “Sustainability – Beyond good deeds, a good deal?”
  • Special Issue Covid-19 – “Global transformation, ubiquitous responses
  • #2 “Being entrepreneurial in a high-tech world”
  • #3 “New connections in the post-covid era”
  • #4 “Multidisciplinarity: a new discipline”
  • #5 “Inclusion: shaping a better society for all”

Tecnologia e innovazione, a misura d’uomo

Il progresso scientifico, la disponibilità di mezzi tecnici, la cross-fertilizzazione tra le diverse comunità di ricerca e l’innovazione combinatoria  ci stanno regalando ad una inarrestabile progressione delle capacità umane. Ma quanta, e soprattutto quale, innovazione è davvero a misura d’uomo?

 

Giovanni Miragliotta, Professore di Advanced Planning, Co-Direttore dell’Osservatorio AI, Politecnico di Milano

Ovunque guardiamo, come cittadini e come ricercatori, leggiamo delle “magnifiche sorti e progressive”[1] che, per mezzo delle nuove tecnologie, stanno cambiando la nostra società e la nostra vita. Da quelle a noi più familiari, come le reti di comunicazione a banda larga, a quelle  più avanzate, come la bioingegneria, a quelle che operano nascoste dietro le quinte, come la crittografia, tutto si fonde al punto che diventa quasi difficile rendersi conto del potenziale di cambiamento del sistema di ricerca e innovazione che abbiamo costruito nei paesi sviluppati. A materializzarne il potenziale ci pensano, di tanto in tanto, discontinuità inattese come ad esempio la pandemia che stiamo vivendo la quale, combinando le diverse innovazioni esistenti, ci mostra come possono essere stravolti in pochi mesi il modo di lavorare, di insegnare, di progettare, di curare. Una riflessione molto potente, in questo senso, anche e soprattutto perché viene da un letterato e non da uno scienziato, è quella recentemente pubblicata da Alessandro Baricco[2].

Questa occasione, che ci ha mostrato portata e velocità del cambiamento possibile, può essere colta per riflettere su quale sia l’innovazione a misura d’uomo; è ancora più importante farlo ora, in vista di quello che si sta sviluppando, nelle università e nei laboratori di tutto il mondo, poiché le prossime conquiste tecnologiche potrebbero materializzare un cambiamento, secondo il pensiero di molti (ed io sono uno di quelli) addirittura dirompente per l’assetto stesso delle nostra società.

La nostra società, prendendo come riferimento gli stati democratici occidentali, si poggia su alcuni pilastri, un mix di weltanschauung, principi morali e senso comune, che ne costituiscono il collante. Alcune innovazioni tecnologiche (in primis bioingegneria e intelligenza artificiale) sono, per così dire, in rotta di collisione con questi principi, e potrebbero portare a nuove società che non è facile prevedere se e quanto saranno a misura d’uomo, almeno come oggi noi interpretiamo tale misura.

Pensiamo alla centralità che il lavoro ha nella struttura della società, anche solo limitandoci alla sua valenza economica e trascurando gli aspetti psicologici o di realizzazione personale; per la prima volta nella storia inizia ad intravedersi un futuro possibile in cui non solo non sappiamo più predire quali saranno i lavori dei nostri figli tra 30 anni, ma iniziamo a dubitare che ci possano addirittura essere dei lavori rimasti. In un numero sempre crescente di specifiche mansioni (=Narrow AI), infatti, le macchine hanno raggiunto già abilità superumane e, come sapete, vi è un enorme dibattito sul bilancio tra posti di lavoro creati e distrutti. Le analisi condotte nell’Osservatorio Artificial Intelligence, almeno per la prossima decade, sembrano indicare uno scenario positivo[3], ma allungando l’orizzonte di analisi non è da escludere uno scenario in cui la domanda per il lavoro umano, reso antieconomico o inutile dalle nuove abilità delle macchine[4], sarà molto inferiore.  In una situazione di precario equilibrio monetario e fiscale delle nazioni, una alterazione significativa nel mercato del lavoro potrebbe rappresentare un elemento di forte instabilità.

Cambiando tecnologia di riferimento, l’avvento delle biotecnologie potrebbe portare in un prossimo futuro dei cambiamenti così importanti da scuotere le fondamenta stessa della società: come evolverà il concetto di famiglia qualora fosse normale per gli esseri umani vivere 120 anni, con una giovinezza che possa durare oltre 40 anni?  Cosa accadrà quando le classi più abbienti, oltre a potersi permettere una assistenza sanitaria tradizionale migliore, potranno permettersi anche di intervenire per migliorare il proprio pacchetto genetico in modo non eguagliabile dalla maggior parte delle persone? Per la prima volta nella storia osserveremo una biforcazione nella nostra specie, con una (piccola) frazione della popolazione che disporrà di un “hardware” (corpo + cervello) più capace, resistente e duraturo rispetto alla maggioranza della popolazione?

Questi esempi ci fanno ragionare sulla portata del cambiamento possibile, economico e sociale, ma non sembrano ancora intaccare i fondamenti ideologici della società che abbiamo costruito, nel nostro occidente, a partire dalle rivoluzioni americana e francese, ovvero la convinzione profonda nel valore della libertà, della unicità ed irripetibilità dell’individuo. Ma cosa accadrebbe se, in linea di principio, osservando tutte le interazioni di una persona con il suo ambiente e con i suoi simili, fosse possibile prevedere esattamente quali sarebbero le sue sensazioni, ed i suoi bisogni? Cosa accadrebbe se Google, o Facebook, o altri, forti della immensa mole di dati che raccolgono su di noi, sapessero consigliarci il libro giusto, il lavoro giusto, l’investimento giusto, la moglie giusta, la chirurgia preventiva giusta molto meglio di quanto sapremmo fare da soli, confusi e sperduti in una mole sterminata di decisioni importanti, da prendere decine di volte nella nostra (lunghissima) vita? A quel punto saremmo ancora “liberi”? E ammesso che ci rimanga uno spazio di libertà, ci converrebbe farne uso, , oppure non sarebbe più conveniente affidare le nostre decisioni ad una tecnologia di “life advisor” che avrebbe probabilità di successo e di felicità molto maggiori di quelle che sapremmo apparecchiarci con le nostre stesse mani?  Questo ultimo scenario, ventilato da molti pensatori, apre ad un ripensamento radicale dei principi fondanti della nostra società, in primis il principio liberale, portando ad esiti che potrebbero spaziare da un ulteriore allentamento dei riferimenti esistenti (sulla scia della liquidità Bauminana) fino al suo totale opposto, una rigidissima tecnocrazia.

Il punto è sempre lo stesso: non è possibile fare previsioni di alcun tipo, e in fondo quel poco che serve conoscere, di speculazione pura sul futuro, è già stato scritto. Queste riflessioni invece ci richiamano ad una responsabilità molto grande, quella di rimanere molto vigili sugli atti di moto, anche solo incipienti, che l’innovazione tecnologica sta imprimendo alla nostra società.

Ci attende un futuro che può essere a misura d’uomo solo se saremo capaci di costruircelo.

 

 

Note di lettura

Questa riflessione nasce, e può essere ulteriormente sviluppata, attingendo al pensiero dei seguenti autori:

  • Yuval Harari: consiglio l’intera trilogia su passato, futuro e presente dell’uomo;
  • Mark Tegmar, “Vita 3.0”, ed il dibattito interno al Future of life Institute;
  • Zygmunt Bauman, in particolare il suo testo cardine “Modernità liquida”.

 

 


[1] Citazione del poeta Giacomo Leopardi

[2] Alessandro Baricco, “Cinque anni in uno”, https://www.ilpost.it/2021/05/28/baricco-2025/

[3] Si veda report Osservatorio Artificial Intelligence, “On your marks”, ed. 2019.

[4] Si consideri, ad esempio, “A 3D printed car which is designed by AI”, www.thereviewstories.com/czinger-21c-ai-3d-printed-car/

 

 

 

Premio Nazionale per l’Innovazione: assegnata la Menzione Speciale Pari Opportunità del MIP

Bryla e ScreenNeuroPharm sono le due startup tutte al femminile che, grazie alla Menzione Speciale Pari Opportunità, potranno accedere gratuitamente ai corsi della Management Academy del MIP.

Anche quest’anno il MIP, grazie alla menzione speciale “Pari Opportunità”, ha dato il proprio contributo al Premio Nazionale per l’Innovazione, la più importante competizione per start up d’Italia. La menzione, che ha l’obiettivo di favorire l’imprenditorialità femminile, è parte di una business plan competition che non solo vuole sostenere la nascita di imprese ad alto contenuto di innovazione, ma anche favorire il rapporto tra ricercatori, aziende e mondo della finanza, diffondendo così la cultura d’impresa in ambito accademico.

In questa edizione, la “Menzione Pari Opportunità” è andata a Bryla e ScreenNeuroPharm, classificate rispettivamente al primo e al secondo posto.

Ottavia Bettucci, ricercatrice dell’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT e co-founder di Bryla, spiega: “Eravamo fortemente spinte dall’idea di concretizzare un’idea di ricerca in qualcosa che potesse avere uno sviluppo più concreto ed essere lanciato sul mercato.”

Così da progetto di ricerca, Bryla, il cerotto fotovoltaico intelligente che tramite stimolazione elettrica permette di accelerare la guarigione delle ferite cutanee e di monitorare il paziente, si è trasformato in startup.

E da quel primo grande salto, Bryla è arrivata fino al PNI. Francesca Santoro, PI IIT e co-founder, spiega: “Dopo aver partecipato alla selezione regionale di Start Cup Campania, dove siamo state accompagnate nella parte di business plan, abbiamo proseguito con la selezione nazionale. Qui abbiamo avuto la possibilità di incontrare altre startup nel settore della tecnologia per l’healthcare e quindi di confrontarci anche con realtà che si dedicano a tematiche affini alle nostre”.

Di healthcare si occupa anche ScreenNeuroPharm, l’altra startup premiata con la Menzione in occasione del PNI.
La loro idea è nata come risposta a un problema ben noto: molte sperimentazioni di nuovi farmaci falliscono in fasi avanzate, portando a un grande dispendio sia economico che in termini di sacrificio animale.
Martina Brofiga, Marietta Pisano e Francesca Callegari ci spiegano: “Creare dei modelli in vitro che mimino meglio la condizione reale può permettere di bloccare la sperimentazione in una fase precedente, portando a un considerevole risparmio di tempo e di risorse, sia a livello economico che di vite animali.”

Un’attenzione per la sostenibilità che emerge in entrambi i progetti. Se ScreenNeuroPharm, come spiega Martina, vuole rendere più sostenibile la filiera della sperimentazione farmacologica, Bryla, si pone invece l’obiettivo di avere un impatto positivo sulla vita dei pazienti e sceglie per il suo “cerotto” dei materiali e una tecnologia green.

Due progetti ambiziosi, che siamo felici di sostenere attraverso l’assegnazione di questa Menzione. Questa vittoria, come hanno sottolineato le scienziate, offre tra l’altro l’occasione ai team di affinare quegli strumenti di business e management utili a far crescere una startup. Il premio, infatti, è erogato in corsi della Management Academy del MIP.

Non ci resta che congratularci con le vincitrici e augurare loro buona fortuna!